Apprendendo da voi (blog e forum) i termini della discussione (grazie

), mi pare che ancora una volta gli psicodrammi in casa Debian siano l'affrontare quei problemi che senza quel bel contratto sociale resterebbero nascosti.
Stiamo parlando di faccende inerenti una qualsiasi iniziativa di distribuzione di software libero alle prese con quanto è a disposizione in giro.
Fondamentalmente sarei d'accordo con GiPasso, ma HomerCube solleva una questione importante: lui ha potuto scegliere ma non sarà per caso (adesso o poi) una illusione?
L'utente Linux dei nostri giorni vuole software che funzioni e la speranza (che abbiamo un po' tutti) che questo sia più libero possibile. Certamente servono cautele, ma serve anche ricomprendere i termini della questione. Un firmware è realmente un particolare tipo di software. Però che sia in forma binaria non è questione di chiusura di un sorgente, almeno non necessariamente. Nelle mie esperienze di laboratorio a scuola, scrivevo direttamente in esadecimale e poi potevo godere di una conversione in binario grazie alla componentistica dedicata che circondava il processore. Il mio codice assembly rimaneva sulla carta e rigidamente ancorato alle specifiche del dispositivo.
Questo posso dire da puzzetta informatica quale sono e fui

Certamente la policy Debian non permetterebbe di inserire nel Main software di cui manco si hanno i sorgenti... ma il punto è che non abbiamo a che fare necessariamente con file contenenti codice C con tanto di licenza nei commenti iniziali. Chiarimenti legali richiedono tempo.
Spero anche di capirci di più, perché mo' vado semplicemente a senso. Mi piacerebbe vedere degli esempi

Perlomeno la soluzione adottata permetterà di continuare ad avere sistemi GNU/Linux funzionanti per quello che si può e continuare a raffinare un sistema libero, come Debian fa da sempre. In fondo ci si basa sul fatto che i produttori di firmware devono prendere atto di come vanno le cose e regolarsi come meglio credono. Se si tratta di $erver, i DD si basano praticamente su un silenzio-assenso.
A mio parere Debian e la sua derivata gNewsense sono due belle realtà che insieme lasciano intendere bene lo stato dell'arte dell'OpenSource e quanto possa autonomamente e secondo i suoi principi etici gareggiare con quello che il mercato offre senza etica alcuna.
gNewsense è un esempio, non completo, di quanto c'è sotto delle buone licenze.
Debian cerca l'esaustività delle soluzioni per l'utenza e lascia capire i compromessi.
Infine, la questione su come possiamo o vogliamo usare questo software dipende anche da quello che ne sappiamo e come lo mettiamo in comune. Penso che a tutti sembri folle una utopia di una comunità di utenti/sviluppatori, ma se resta rafforzata l'etica di base, al di là delle scelte politiche particolari del momento, è perché un maggior numero di utilizzatori di computer-massa si chiarisce circa il prodotto finale e certe distanze si accorciano.
Io sono davvero contento del fatto che in casa Debian le cose siano trasparenti, anche se questo significa percepire le cose come degli
scleri immani. Anche grazie a qualche blogger vivace.

spero di essere stato utile nell'esprimere un ragionevole ottimismo
Dario
p.s.Sarà uno di quei casi in cui non possiamo che limitarci a sperare in bene...
So several features are changing at different rates their quantity. According to Hegel a change of quantity leads into a change in quality. That means that Debian will change at a certain point in time (or over a certain time span) its quality. (tratto da
ccd-doc)