giÃ
la notizia è di ieri, e non abbiamo fatto in tempo a mettere un post nel blog
in realtà la questione è un po' diversa da come descritto nel post che riporti: su planet debian se ne sta parlando molto diffusamente
In pratica, secondo i primi accertamenti, una patch del maintainer debian del pacchetto openssl risalente al 17/9/2006 avrebbe introdotto un bug che rende prevedibili le chiavi generate, esponendo ad attacchi di tipo man-in-the-middle o anche ad accessi non autorizzati in caso di accesso ssh con autenticazione tramite chiavi
risultano vulnerabili, oltre a debian, anche tutte le derivate, e per mettersi al riparo non è sufficiente aggiornare il pacchetto incriminato, ma è necessario ricreare tutte le chiavi create dal 17/9/06 in poi
non solo: oggi il bug è stato reso pubblico, ma nessuno può assicurare che non fosse stato scoperto prima da qualcuno con intenzioni non molto amichevoli, quindi sono da considerarsi insicure tutte le password che sono state digitate attraverso un servizio che si appoggia ad una chiave generata con openssl (ssh, OpenVPN, DNSSEC, certificati X.509 e SSL/TLS)
l'advisory contiene un link ad un validatore di chiavi, che è in grado di stabilire se una chiave è robusta o meno, contenuto anche nel nuovo pacchetto distribuito via security
inoltre, il nuovo pacchetto openssl dipende da una nuova versione di openssh, che comprende una blacklist che impedisce l'accesso da parte di tutti i sistemi la cui chiave è giudicata debole: in pratica se la chiave è robusta l'accesso è comunque garantito, mentre non in tutti i casi è possibile stabilire se la chiave è debole o meno, quindi ci possono essere sistemi affetti dal problema che continueranno a poter accedere
tra i commenti apparsi, quello che ho trovato più interessante è di Eric Shubert, che sostiene che in realtà la patch incriminata era stata discussa con gli sviluppatori upstream, e nessuno si era accorto di nulla:
http://marc.info/?l=openssl-dev&m=114651085826293&w=2e poi riflette sul fatto che in realtà openssl potrebbe soffrire ugualmente del problema, e che la patch debian l'ha solo aggravato, dal momento che in ogni caso la fonte di entropia per generare le chiavi in modo completamente casuale, in realtà è semplicemente una zona di memoria non inizializzata (combinata con un pid e non so che altro): in pratica ad un attaccante basterebbe inizializzare quella zona di memoria con qualche dato a lui noto per predire una chiave generata
certo che per fare una cosa simile serve un accesso locale e bisogna trovare il modo per scrivere in quell'area di memoria, quindi il livello di sicurezza dovrebbe essere comunque relativamente elevato, però il problema rimane: la patch debian avrebbe essenzialmente fatto da evento scatenante per rivelare un problema già esistente
ciao
tindal