O.S.P.A. - Open Source nella Pubblica Amministrazione

Notizie ed iniziative relative a Debian e al Software Libero

O.S.P.A. - Open Source nella Pubblica Amministrazione

Messaggioda vioma » 23/09/2013, 10:46

Gentilissimi,
rendo noto che a Catania è nata una comunità che si occupa di promuovere l'Open Source nella pubblica amministrazione a livello nazionale.
La neo nata comunità apoliitica ha bisogno di associati per diffondere quanto in progetto.
Pagina FB: https://www.facebook.com/open.source.pubblica.amministrazione
Chiunque fosse interessato può contattarmi.
A breve riunioni periodiche per conferenze e promozione a livello nazionale.
Cordiali saluti.
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Re: O.S.P.A. - Open Source nella Pubblica Amministrazione

Messaggioda ferdybassi » 23/09/2013, 17:22

1) un portale closed source non è proprio il massimo per un'iniziativa del genere
2) avendo un account facebook ho potuto vedere la pagina, ma non trovo una dichiarazione di intenti, un obiettivo, una presentazione

Ciao ciao
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Re: O.S.P.A. - Open Source nella Pubblica Amministrazione

Messaggioda Stemby » 25/09/2013, 15:59

Altra critica (spero costruttiva): non potete definirvi apolitici. Il vostro intento è chiaramente politico, e deve assolutamente esserlo!

Definitevi piuttosto apartitici (cosa buona e giusta).
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Re: O.S.P.A. - Open Source nella Pubblica Amministrazione

Messaggioda vioma » 26/09/2013, 11:30

ferdybassi ha scritto:1) un portale closed source non è proprio il massimo per un'iniziativa del genere
2) avendo un account facebook ho potuto vedere la pagina, ma non trovo una dichiarazione di intenti, un obiettivo, una presentazione

Ciao ciao

1) Quoto, ma per ora posso fare questo;
2) O.S.P.A. - Open Source nella Pubblica Amministrazione.
Pagina di notizie e proprosizione per promuovere l'uso di sistemi operativi liberi e programmi (Software) a sorgente liberi (Open Source) nella pubblica amministrazione.

Post di apertura: Tutte le più grandi conquiste dell'umanità hanno avuto come anello di congiunzione la condivisione.
Senza la condivisione, le idee, gli ideali, le scoperte, le intuizioni, le teorie e i progressi individuali, vivrebbero tanto quanto la vita del suo creatore.
Solo la condivisione del pensiero umano ha permesso il progresso sociale dell'umanità.
Il software libero è realizzato e perfezionato da tutti noi ed ha come unico scopo quello di essere condiviso.
Posso affermare con certezza che il software libero è una delle più nobili frontiere che l'uomo abbia mai raggiunto per mezzo della condivisione.

Stemby ha scritto:Altra critica (spero costruttiva): non potete definirvi apolitici. Il vostro intento è chiaramente politico, e deve assolutamente esserlo!

Definitevi piuttosto apartitici (cosa buona e giusta).

Non è una comunità politica!!!
Siamo divulgatori e indirizzatori.
La comunità non ha fini politici, ma solo di promozione culturale, sociale ed economica. Il fatto che alcuni di noi sono attivisti del M5S, è una cosa che non appartiene a questa comunità.

Per tutti, siamo in cerca di soci che ci aiutino nella divulgazione e nella stesura di uno statuto.
A breve inizieremo con una serie di conferenze.
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Re: O.S.P.A. - Open Source nella Pubblica Amministrazione

Messaggioda ferdybassi » 26/09/2013, 17:58

vioma ha scritto:2) O.S.P.A. - Open Source nella Pubblica Amministrazione.
Pagina di notizie e proprosizione per promuovere l'uso di sistemi operativi liberi e programmi (Software) a sorgente liberi (Open Source) nella pubblica amministrazione.

Post di apertura: Tutte le più grandi conquiste dell'umanità hanno avuto come anello di congiunzione la condivisione.
Senza la condivisione, le idee, gli ideali, le scoperte, le intuizioni, le teorie e i progressi individuali, vivrebbero tanto quanto la vita del suo creatore.
Solo la condivisione del pensiero umano ha permesso il progresso sociale dell'umanità.
Il software libero è realizzato e perfezionato da tutti noi ed ha come unico scopo quello di essere condiviso.
Posso affermare con certezza che il software libero è una delle più nobili frontiere che l'uomo abbia mai raggiunto per mezzo della condivisione.

A un sindaco non gli puoi raccontare la storiella degli ideali e delle intuizioni.
A un sindaco devi mostrare esempi pratici.
Io lavoro con le segreterie scolastiche e con i comuni quotidianamente, e ti posso assicurare che l'adozione del software libero è un percorso pieno di ostacoli.
E gli ostacoli sono dappertutto: software ministeriali che funzionano solo con Windows, portali ministeriali che funzionano solo con Windows (anzi, peggio: solo con Internet Explorer), gestionali che funzionano solo su Windows, piattaforme di interscambio di dati tra enti che funzionano solo con Windows, etc...
Se sei di Milano vienimi a trovare, che facciamo una chiacchierata.

Questo per dire che non basta avere belle idee e fare conferenze: se non conosci bene e sottolineo bene il mondo della PA proporre il software libero significa solamente esporsi a figure di m***a.
Il software libero lo puoi proporre, ma devi conoscere A MENADITO tutti i meandri dei software più merdosi che le PA utilizzano, altrimenti non ne vieni fuori e trasformi il loro lavoro in un incubo.

Uno sprovveduto che va a presentare le magie di Postgree in una scuola può trovarsi davanti a questa domanda:
"io per mandare i flussi dell'IRAP uso OpenSISSI, che esporta un tracciato syb che carico sul SIDI tramite Columbus usando le mie credenziali MEF. Lo posso fare con Linux?"
Te che cosa gli rispondi? Che senza la condivisione l'umanità non progredisce?
Ti risponderà che non gliene frega una cippa del progresso e della condivisione: lui se non manda i flussi entro la scadenza si becca una multa di 1000 euro per inadempienza... E poi gli arrivano i revisori dei conti a fagli le pulci su tutto...

[SuperMegaOT, che adesso mi bannano a vita]
Il fatto che alcuni di noi sono attivisti del M5S, è una cosa che non appartiene a questa comunità.

Ora capisco.
[/SuperMegaOT]

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Re: O.S.P.A. - Open Source nella Pubblica Amministrazione

Messaggioda ferdybassi » 26/09/2013, 21:47

Tutto questo discorso non per invitare la gente a usare software chiuso, sia ben chiaro!!
Il problema secondo me è che per affrontare e combattere una cosa la devi conoscere bene.
Non bastano quattro idee appiccicate lì, tipo open source, condivisione, gli statali scrivono documenti con Word, la PEC, non fanno niente, risparmiamo soldi del contribuente.
Queste sparate lasciamole a chi è in cerca di facili consensi...
Non sarà sicuramente il tuo caso, ma a me i tuttologi che hanno la soluzione per ogni cosa fanno venire l'orticaria.
Il mondo delle PA è fatto di migliaia di software sviluppati da un bel po' di ditte a cui lo Stato ha appaltato pezzi della propria infrastruttura informatica (tra cui Sogei, Telematici, HP, etc...) ed è pieno di scambi di dati nei più svariati formati.
Una segreteria scolastica, ad esempio, solo per la didattica è tenuta a mandare a cadenza regolare delle statistiche al ministero riguardanti voti, assenze, risultati di quadrimestre, dispersione scolastica, etc. Questi dati mica glieli mandi in un foglio di calcolo... Glieli devi mandare in un particolare formato, incasinatissimo, il cui tracciato XML è pubblicato in una circolare tecnica del MIUR. Quindi devi avere un software che estrapola questi dati e li impacchetta correttamente, in modo che possano essere accettati dal ministero. E in più devi garantire aggiornamenti costanti, perchè periodicamente i tracciati XML cambiano per adattarsi alle richieste della comunità europea, che esige statistiche sempre più dettagliate e precise.
E questa storia vale poi per il personale, il bilancio, i pagamenti, e poi vale per i Comuni, le province e tutti gli enti pubblici.
E i tracciati sono ogni volta diversi e ogni volta soggetti a variazione.
E non sono giochini: se non comunichi i risultati correttamente e in tempo perdi i finanziamenti della UE, oppure gli insegnanti non prendono lo stipendio.
E poi c'è la questione dello scambio di dati: ogni amministrazione locale è libera di scegliersi il proprio gestionale, a patto che rispetti alcuni requisiti. Uno tra questi è la capacità di fornire i dati in un formato di interscambio, in modo che possano essere esportati, reimportati e quindi elaborati anche da gestionali diversi. Per poter generare questo file di interscambio, che per la pubblica istruzione è fatto di circa 1200 tabelle in circa 50.000 istruzioni SQL, devi ovviamente conoscere a menadito l'ambiente delle PA, altrimenti non lo puoi generare.
E non puoi evitarlo: per legge una PA può adottare un software (open o chiuso) SOLO se questo software è in grado di fornire file di interscambio. E' una legge giusta, secondo me: tu puoi adottare il software che vuoi, a patto che i dati possano sempre essere trasferiti senza problemi su altri software. Quindi il software open source che tu forniresti ad una PA potrebbe paradossalmente:
- essere fuori legge
- oppure obbligare la PA a rivolgersi a un consulente che progetti per lei il file di interscambio, che potrebbe rivelarsi più costoso che acquistare 5000 licenze di Windows e di Office.
Quindi non basta dire "open source, conoscenza, scoperte, progresso, bla bla"... Occorre dimostrare di conoscere la materia e di saperla affrontare seriamente e non come dei Don Chisciotte sprovveduti, altrimenti si fa solo un clamoroso autogol.

Ciao ciao
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Re: O.S.P.A. - Open Source nella Pubblica Amministrazione

Messaggioda Stemby » 26/09/2013, 23:34

vioma ha scritto:Non è una comunità politica!!!

"promuovere l'Open Source nella pubblica amministrazione" è un'azione politica.

Lo so che la parola "politica" ormai è quasi un sinonimo di "peste", ma non dovrebbe essere così:
http://dizionari.corriere.it/dizionario ... tica.shtml

Il fatto che alcuni di noi sono attivisti del M5S, è una cosa che non appartiene a questa comunità.

È per questo che dico che dovete proporvi come "apartitici". Ma dire che siete "apolitici" è una contraddizione in termini, se il vostro scopo è "promuovere l'Open Source nella pubblica amministrazione". È come definire una squadra dilettantistica "asportiva" (scusate il neologismo): è comunque sport anche quando non si è professionisti (anzi, per come la vedo io proprio quello è il vero sport).

Per il resto, invito a leggere con attenzione le ottime riflessioni di ferdybassi.

Ciao!
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Re: O.S.P.A. - Open Source nella Pubblica Amministrazione

Messaggioda razor » 27/09/2013, 8:08

M'intrometto nella discussione perché ho trovato estremamente interessanti le informazioni fornite da ferdybassi, e vorrei chiedergli alcune cose.

1. l'introduzione di software libero nella pubblica amministrazione comporterebbe, almeno inizialmente, un aumento dei costi?
Ho l'impressione che la "messa in opera" iniziale e la formazione del personale richiederebbero un investimento di tempo e denaro piuttosto rilevante, difficile da giustificare agli interessati con motivazioni "etiche" (resterebbe il fatto che nel medio - lungo termine l'investimento sarebbe probabilmente ammortizzato, ma quanti ragionano su tempi così lunghi?)

2. Quanto costano le false partenze? Con false partenze intendo i tentativi "andati a vuoto" perché un amministratore si è fatto convincere (magari dalla prospettiva ingenua di azzerare i costi) a migrare a software FLOSS e poi è dovuto tornare indietro perché i risultati non sono stati quelli sperati? Immagino che in contesti dove un tentativo è già andato male sia molto difficile proporre di abbandonare il software proprietario. (Alcuni anni fa mi è capitato di incontrare regolarmente un dirigente della ASL; casualmente mi ha raccontato di come stessero programmando una migrazione a GNU/Linux, e di come avessero già seguito alcuni corsi; l'obiettivo era di abbattere i costi. Con il passare degli anni ho visto che negli uffici i vecchi pc venivano sostituiti da nuove macchine con l'ultima release di Windows. L'idea della migrazione, evidentemente, era stata abbandonata; i corsi però erano stati tenuti, quindi quell'amministrazione aveva investito tempo e denaro, per nulla).

3. Se non si hanno chiare le implicazioni del punto 1, e si ricade nel punto 2, si genera un danno a tutti quelli che tentano di diffondere il software libero (e non solo all'incauto promotore, singolo o associazione che sia)?

4. Allora come si fa? Esistono contesti in cui si possano coordinare le iniziative e scambiare le competenze, in modo da avere un approccio abbastanza "largo" e da non dover reinventare la ruota ogni volta? Trovi che abbia più senso che un lavoro del genere sia fatto da associazioni di volontari o da società che da quest'attività possano avere un qualche ricavo?

Scusatemi se mi sono dilungato, ma è la prima volta che posso parlare con qualcuno che si occupa di queste cose.
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Re: O.S.P.A. - Open Source nella Pubblica Amministrazione

Messaggioda wtf » 27/09/2013, 9:24

Beh, direi che ferybassi ha già fornito un grosso contributo alla neonata associazione, visto che ha chiaramente indicato alcune delle criticità da affrontare (anche io sono del tutto estraneo al mondo della PA).

Mi pare che il primo obiettivo di un'associazione di quel tipo debba necessariamente essere la realizzazione di uno studio che fotografi dettagliatamente lo stato attuale delle cose. Solo dopo aver fatto questo si può cominciare a definire un piano di proposte a breve, medio e lungo termine.

Potrebbe essere utile cominciare a limitare il campo di studi, per esempio alla PA di qualche comune dove risiedono i membri dell'associazione.
Cose da sapere:
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Re: O.S.P.A. - Open Source nella Pubblica Amministrazione

Messaggioda vioma » 27/09/2013, 14:24

Ho letto con molta attenzione le vostre risposte.
Conosco benissimo il significato della parola politica (http://www.treccani.it/vocabolario/politica/) e non avendo a che fare questa comunità con gli organi di governo, non appartenendo a nessuna corrente politica, ma ponendosi d'ausilio a tali rispettabili organi, ribadisce che essa è apolitica proprio nel senso stretto della definizione.
Ringraziando tutti per il gentile contributo, vorrei chiarire alcuni punti.
Nessuno ha mai detto che in codesta comunità si voglia essere tuttologi, come neanche è stato detto che si vuole imporre alcun che.
Abbiamo studiato molto bene il problema anche con persone molto addentro alla questione Open, inteso come filosofia del condividere per crescere culturalmente e in quanto esso stesso favorisce una migliore distribuzione della ricchezza culturale ed economica.
Il problema va affrontato molto a monte e spiegarlo in due parole non è cosa facile.
Essenzialmente oggi tutto è basato sull'accentramento dei servizi e delle risorse in pochissime multinazionali che tra poco non avranno più nulla da vendere a nessuno, sia perchè nessuno potrà acquistare qualcosa senza denaro (recessione irreversibile che nessuno dichiara chiaramente), sia perchè i prodotti che vengono venduti sono essi stessi diventati inutili, costosi e poco pratici. Questi enormi contenitori di denaro che sfociano in enormi fornaci di potere, ormai controllano il mondo intero, le banche e tutto ciò che da esse viene controllato. Arrivando al punto, alcune di queste ultime, a stampare le monete stesse che vengono utilizzate all'interno degli stati, per rivenderle. Alimentare queste elefantiache multinazionali, in testa chi gestisce sistemi operativi e altro, ecquivale a rendere ancora più sterile l'economia già pesantemente messa a dura prova. Tanto per chiarezza i patrimoni di queste multinazionali gesticono patrimoni così grandi da influenzare l'andamento economico e politico di interi continenti. Le banche che gestiscono questi enormi patrimoni, per farli fruttare, influenzano pesantemente la vita di tutti noi.
Ci sarebbe tanto altro da dire, ma basta questo (Le conferenze iniziano difatti con un riassunto che tratta di economia mondiale e egemonia economica delle multinazionali) per capire che il problema non è utilizzare l'Open Source perchè bello, ma perche utilizzando un prodotto realizzato in comunione dall'umanità per l'umanità crea un cerchio virtuoso altrimenti impossibile. Un sistema in cui tutti possono partecipare per condividere il lavoro con tutti, realizzando un sistema di guadagno limitato solo dalla fantasia di ciascuno di noi.
In ultima analisi, sia che lo si voglia o no, il processo di demolizione di questo tipo di capitalismo basato sul monopolio imposto da pochissime famiglie al mondo per mezzo delle loro multinazionali, ormai è giunto al capolinea.
Utilizzare software open source, mettere in pratica la strategia rifiuti zero, favorire gli orti sociali, decarbonizzare i nostri stati anche se oggi possono sembrare concetti utopistici, vi garantisco che tra poco saranno di uso e costume quotidiano.
Non siamo sprovveduti, siamo persone che vogliono accompagnare questo cambiamento in atto in modo indolore e professionale e soprattutto con grande umiltà.
Nel merito delle difficoltà, alcune sono da noi conosciute, altre purtroppo no (proprio perchè non siamo tuttologi). Per questo motivo abbiamo bisogno di aiuto da parte di addetti ai lavori.
In prima analisi stiamo cercando di consigliare progetti sperimentali che vedono impiegati terminali open a partire dal sistema operativo, a tutte quelle postazioni operative che vedono l'impiego di software di "sopravvivenza". Postazioni che utilizzano esclusivamente un brouser, un programma per inviare e ricevere email, un programma tipo office e poco altro. Vi garantisco che la moltitudine di terminali e impiegati esistenti nel pubblico impiego, sono di questo tipo. Questo inizialmente favorirebbe la diffusione e l'avvicinamento ad un mondo informatico nuovo che si scoprirà funzionare esattamente (Ma noi sappiamo che è meglio) di quello che fino ad oggi si è ritenuto l'unico sistema per fare funzionare un PC. L'influenza al mondo più professionale verrà di conseguenza in breve tempo (Stimiamo una al massimo due generazioni).
Come potete vedere non sono progetti a brevissima scadenza.
Ripeto che abbiamo bisogno di persone che ci aiutino a livello conoscitivo e divulgativo.
Ringrazio ferdybassi per avermi indicato nuove prospettive.
Sono disponibile all'indirizzo email: vioma@violettamassimo.it.
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Re: O.S.P.A. - Open Source nella Pubblica Amministrazione

Messaggioda Stemby » 27/09/2013, 14:49

vioma ha scritto:Conosco benissimo il significato della parola politica (http://www.treccani.it/vocabolario/politica/) e non avendo a che fare questa comunità con gli organi di governo, non appartenendo a nessuna corrente politica, ma ponendosi d'ausilio a tali rispettabili organi, ribadisce che essa è apolitica proprio nel senso stretto della definizione.

A mia volta ribadisco che state usando un termine impropriamente, e che per indicare il concetto che volete comunicare la parola giusta è "apartitico"; per fare politica non occorre né appartenere ad un organo di governo, né ad una particolare corrente politica.

Buona fortuna!
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Re: O.S.P.A. - Open Source nella Pubblica Amministrazione

Messaggioda vioma » 27/09/2013, 15:02

Stemby ha scritto:
vioma ha scritto:A mia volta ribadisco che state usando un termine impropriamente, e che per indicare il concetto che volete comunicare la parola giusta è "apartitico"; per fare politica non occorre né appartenere ad un organo di governo, né ad una particolare corrente politica.

Buona fortuna!

Ti ringrazio per la segnalazione che ti assicuro ho tenuto nel giusto conto delle proposizioni.
Il significato della parola politica è:
La scienza e l’arte di governare, cioè la teoria e la pratica che hanno per oggetto la costituzione, l’organizzazione, l’amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica; le norme, i principî, le regole della p.; scrivere, trattare, discutere di politica. Più concretam., l’attività svolta per il governo di uno stato, il modo di governare, l’insieme dei provvedimenti con cui si cerca di raggiungere determinati fini, sia per ciò che riguarda i problemi di carattere interno (p. interna), sia per ciò che riguarda le relazioni con altri stati (p. estera, p. internazionale).
La nostra comunità non si sostituisce o fa parte di questa definizione in senso stretto, ma la affianca promuovendo la conoscenza di quanto in essa trattato.
Grazie ancora per la segnalazione.
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Re: O.S.P.A. - Open Source nella Pubblica Amministrazione

Messaggioda ferdybassi » 27/09/2013, 15:07

razor ha scritto:M'intrometto nella discussione perché ho trovato estremamente interessanti le informazioni fornite da ferdybassi, e vorrei chiedergli alcune cose.

Belle domande. Provo a dare la mia opinione.
1. l'introduzione di software libero nella pubblica amministrazione comporterebbe, almeno inizialmente, un aumento dei costi?
Ho l'impressione che la "messa in opera" iniziale e la formazione del personale richiederebbero un investimento di tempo e denaro piuttosto rilevante, difficile da giustificare agli interessati con motivazioni "etiche" (resterebbe il fatto che nel medio - lungo termine l'investimento sarebbe probabilmente ammortizzato, ma quanti ragionano su tempi così lunghi?)

Probabilmente sì, comporterebbe un aumento dei costi, anche se non è detto che vada per forza così. A parte le segreterie scolastiche, che utilizzano gestionali omnicomprensivi (che fanno di tutto, dalla gestione della didattica alle statistiche da inviare alla UE, alla gestione del personale, delle nomine, dei contratti, delle supplenze, alla gestione delle paghe e dei contributi, alla gestione del bilancio, dei pagamenti con le banche, mandati, reversali, gestione del magazzino e dell'inventario della scuola, etc...) che girano solo su Windows, in altri ambienti (comuni, province, enti più o meno eterogenei) ci si può provare.
LibreOffice sostituisce MS Office senza problemi, così come un desktop Linux può sostituire Windows XP/7/8. Molti dei loro software (penso a Entratel, PA04, etc...) sono scritti in Java e, con opportuni accorgimenti, possono essere fatti girare anche su Linux. I portali della PA sono scritti male e alcune parti girano solo su IE, ma si possono usare altri browser gestendo per bene lo User Agent. Sempre questi portali hanno il vizio di aprire finestre di popup o di accedere alle risorse locali con la variabile globale preimpostata a C:\. Quindi devi sapere come fare per configurarli per accedere ad esempio a /home. E' una guerra: risolvi un problema e ne spuntano fuori altri 2...
Io ho due comuni i cui uffici girano solo con software open. Ci siamo mossi così: abbiamo preparato una macchina Debian, lottando e smadonnando per mesi. Alla fine tutto girava e abbiamo semplicemente sfruttato gli strumenti di Linux per fare il deploy sulle altre macchine dell'ufficio, migrandolo a Linux.
Erano però situazioni particolari: il comune doveva rinnovare parco macchine e parco licenze e ci ballavano dentro parecchie decine di migliaia di euro. Con i soldi risparmiati nelle licenze si sono potuti permettere:
- il nostro lavoro di configurazione iniziale
- un contratto di assistenza per essere seguiti nel tempo
Quindi alla fine a loro non è costato di più, ma solo perchè avevano la necessità di rinnovare un botto di macchine.
In un ambiente in cui i PC ci sono già, la manodopera per riconfigurare tutto incide invece pesantemente.

Con le scuole è diverso: non possono prescindere dai gestionali che dicevo prima, che sono solo per Windows. In una scuola "pilota" abbiamo installato un server Windows 2008 R2 e configurato gli accessi Terminal Server. Tutti i client sono Linux CentOS: quando hanno bisogno dei loro documenti, delle shares di rete e di cose del genere lavorano sul loro desktop, quando hanno bisogno del gestionale lavorano in terminal server, tramite un'icona che abbiamo piazzato su tutti i loro desktop CentOS.
Hanno speso per la licenza Windows Server, ma hanno risparmiato qualche migliaio di euro per tutte le licenze client e per le CAL.

Discorso a parte la formazione del personale: incide e costa. Però i Contratti Collettivi Nazionali di quasi tutte le categorie di statali prevedono un tot di giorni di permesso retribuito e un tot di ore di permesso retribuito da dedicare all'aggiornamento professionale: utilizzando questa leva (devi conoscere BENE la legge, con i pro e i contro, quello che puoi e quello che non puoi fare) riesci spesso a convincere i dirigenti e il personale e a farlo digerire bene alle rappresentanze sindacali. E poi, durante il corso, devi essere bravo e onesto.
E alla fine del corso devi essere disponibile per tutti i casini che combineranno...

L'errore è pensare che occorrano solo Iceweasel, Icedove e LibreOffice e quattro configurazioni. E' un po' come pretendere di lavorare sul motore di una F1 conoscendo solo il funzionamento dei vecchi motori a benzina col carburatore...

...segue...
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Re: O.S.P.A. - Open Source nella Pubblica Amministrazione

Messaggioda ferdybassi » 27/09/2013, 15:07

...

2. Quanto costano le false partenze? Con false partenze intendo i tentativi "andati a vuoto" perché un amministratore si è fatto convincere (magari dalla prospettiva ingenua di azzerare i costi) a migrare a software FLOSS e poi è dovuto tornare indietro perché i risultati non sono stati quelli sperati? Immagino che in contesti dove un tentativo è già andato male sia molto difficile proporre di abbandonare il software proprietario.

Le false partenze costano tantissimo, in termini di soldi, in termini di rapporti umani con quell'ente e in termini di immagine del movimento.
Sono il pericolo più grosso e vanno evitate come la peste, con una programmazione attenta e diluita nel tempo.
E' fondamentale avere delle persone di riferimento interne, con le quali interfacciarsi in tutto il processo di migrazione, ed è fondamentale tenere presente che magari ci puoi anche mettere un anno, prima di vedere la luce.

3. Se non si hanno chiare le implicazioni del punto 1, e si ricade nel punto 2, si genera un danno a tutti quelli che tentano di diffondere il software libero (e non solo all'incauto promotore, singolo o associazione che sia)?

Si genera un danno devastante per tutto il movimento. E' per questo che mi incazzo quando vedo improvvisazione e pressapochismo.
Non c'è nulla di più difficile da contrastare di un dirigente di una PA che dice "noi eravamo passati a Linux, abbiamo speso XXX mila euro e alla fine non riuscivamo a collegarci ai portali nazionali. Abbiamo dovuto smantellare tutto perchè non funzionava niente e prendevamo multe su multe".

4. Allora come si fa? Esistono contesti in cui si possano coordinare le iniziative e scambiare le competenze, in modo da avere un approccio abbastanza "largo" e da non dover reinventare la ruota ogni volta? Trovi che abbia più senso che un lavoro del genere sia fatto da associazioni di volontari o da società che da quest'attività possano avere un qualche ricavo?

Secondo me si fa che:
- bisogna essere onesti, intellettualmente e negli affari
- bisogna essere aperti, senza pregiudizi e senza bandiere e ideali per cui morire
- bisogna parlare chiaro con le persone, spiegare loro che sarà un casino e che gli effetti si vedranno tra anni
L'ideale, ma per ora non esiste, sarebbe secondo me una cosa mista: così come gli sviluppatori del kernel di Linux contribuiscono al kernel liberamente, ma lavorano in società che li pagano (anche) per sviluppare il kernel, così dovrebbero esserci realtà professionali in grado di portare avanti un discorso unitario e in grado di fornire un supporto efficiente e rapido quando serve, perchè non puoi dire a un sindaco "è un bug, aspettiamo che lo risolvano mainstream e poi vediamo se e come applicare la patch".
Se poi ci fossero associazioni che sul territorio portano avanti questo discorso, sarebbe ottimo, ma a livello di business non puoi prescindere da un supporto serio e concreto.
Io mi immagino un modello in cui le associazioni locali tengono i contatti con le loro piccole realtà (comuni, scuole, etc...), ma si coordinano e sanno che, se c'è un casino, c'è qualcuno che può intervenire in modo professionale, presentando fattura e assumendosi responsabilità e rogne del caso.

La cosa in assoluto da evitare è secondo me affidarsi agli arruffapopoli che vanno avanti al grido di "i giornalisti sono una casta, chiudiamo i giornali", "gli statali non fanno niente", "mettiamogli openoffice che risparmiamo", "che cosa ci vuole per fare il politico/giornalilsta/sindaco/etc".
Non è così: ci vogliono genti preparate sul piano tecnico, legale, legislativo, pratico...
Affidarsi a slogan serve solo a:
- dividere la gente
- generare la falsa idea che le cose siano facili
Scusate se la butto in politica, ma è una cosa a cui tengo moltissimo: io penso che certi movimenti, pur con tutta l'onestà e le buone intenzioni che vogliamo riconoscere loro, servano solo a diffondere qualunquismo, faciloneria, disinformazione e un'idea distorta di come stanno le cose realmente.
A me da davvero molto fastidio: questa gente poi, convinta che "basti poco per far andare le cose" è la stessa che di riflesso non riconosce alcun merito al lavoro degli altri, perchè tanto è una roba che può fare chiunque, cosa ci vuole...e alla fine si scade in uno dei problemi più grossi che abbiamo: siamo un'orda di dilettanti convinti di essere professionisti.
Uno fa un sito e ci scrive sotto "tizio caio web designer", un altro pubblica due foto in facebook e ci scrive dentro "pinco pallino photographer", quell'altro si installa una macchina virtuale con linux e nel biglietto da visita mette "system administrator & architecture integrator" (qualunque cosa voglia dire :) )...
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Re: O.S.P.A. - Open Source nella Pubblica Amministrazione

Messaggioda Stemby » 27/09/2013, 15:14

Scusa se insisto, ma, sebbene giustamente non vi ritroviate nella definizione b., tuttavia la definizione a. come anche la d. del dizionario Treccani sono assolutamente calzanti.

Una stessa parola può avere numerose sfumature diverse; inoltre non ci si può fermare alle definizioni di un unico vocabolario.

Tra l'altro continua a sfuggirmi il senso di voler utilizzare quel termine: dovreste anzi essere orgogliosi di portare avanti un'azione politica.

Ciao!
Ultima modifica di Stemby il 27/09/2013, 15:28, modificato 1 volta in totale.
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