More+ ha scritto:Poiché un'attività commerciale è a fini di lucro è normale lucrare sul frutto del lavoro (proprio o altrui), purché rientri nella legalità. Ad esempio i vari motori di ricerca, non creano le informazioni, ma offrono un servizio di ricerca di queste (e anche loro guadagnano fior di quattrini sulle "fatiche altrui"), ma anche figure come i promotori commerciali: non vendono niente, non creano niente, ma promuovo il lavoro di qualcun altro e "intascano" i soldi sulle "fatiche altrui", ecc.. di esempi se ne possono fare tanti: ma rientra tutto nella normalità.
(...)
C'è però una sostanziale differenza tra il fornire un modo per raggiungere quanto è già distribuito, alle condizione rese disponibili da chi ne ha il diritto (e dando loro possibilità con il robots exclusion standard di evitare che il proprio sito sia indicizzato, in parte o totalmente), e il distribuire qualcosa di qualcun altro alle proprie condizioni, guadagnandoci pure.
Inoltre Google guadagna per il servizio che offre (il motore di ricerca), non per i contenuti veicolati, che sono accessibili sui siti indicizzati e non resi disponibili da Google da un'altra parte. Senza contare che con AdSense permette a chi crea contenuti di guadagnare qualcosa.
Avrei visto più pertinente il confronto con Youtube, altro servizio di streaming. Immagino però che Google sia più celere nel rimuovere i video incriminati, e anche il limite alla durata di ciascun video deve aiutare a contenere il fenomeno per i film.
Con il P2P anche quando avviene la distribuzione di materiale in violazione al copyright dello stesso, non c'è nessuno che guadagna denaro e la banda in download è data dalla somma di quella in upload.
È una forma di condivisione, non la migliore dato che il contenuto non viene arricchito nel processo (come nel software libero) e non sostiene economicamente chi lo ha realizzato, ma resta condivisione. E se il contenuto piace si può anche pensare all'acquisto come risarcimento all'autore o all'autrice, dubito però che questo avvenga se si ha già pagato per la versione gratis.
Questo era quello che volevo dire. Non c'entra con la legge, che al momento anzi colpisce molto più duramente gli utenti P2P visto che sono anche "fornitori" in caso di violazioni di copyright.

Detto questo mi spiace per quei clienti che si sono visti interrompere un servizio relativo a materiale legittimo, dopo aver pure pagato per esso. Ma, ehi, esiste il P2P anche per loro! Tra non molto forse anche con streaming.

Infine per quanto riguarda Anonymous è ovvio che, operando nell'illegalità, le loro azioni siano sbagliate e non possono essere rappresentative del GIUSTO.
Non concordo sull'equazione legalità == giusto, pur condividendola in questo caso specifico.
Semplificando molto, in un sistema democratico "ciò che è giusto" viene approssimato con quanto ritenuto giusto dalla maggioranza. E in una democrazia rappresentativa la maggioranza è approssimata da un partito o una coalizione di partiti.
Dubito però che quando si parla di copyright si possa affermare, a prescindere dalla propria posizione a riguardo, che la legge che tutela il copyright così com'è attualmente abbia un forte sostegno popolare, pur avendone uno grandissimo da parte dei "nostri rappresentanti" e in maniera pressoché trasversale.