Decreto Bondi-SIAE

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Re: Decreto Bondi-SIAE

Messaggioda MadameZou » 21/04/2010, 21:01

Mi permetto di riesumare questa discussione, per portare alla vostra attenzione lo stralcio - a mio modo di vedere molto interessante - di un'intervista fatta da La Stampa al Wu Ming.

Per chi non lo conoscesse, Wu Ming è lo pseudonimo dietro cui si cela un collettivo di 5 scrittori di romanzi e saggi di vario tipo, molto interessanti, eredi del Luther Blisset Project.

Il Wu Ming rende da sempre disponibili per il download gratuito i propri libri, che sono pubblicati con una licenza Creative Commons.
Non ne ho mai scaricato uno, pur amandoli moltissimo: li ho tutti acquistati. :wink:

Questo lo stralcio d'intervista, che potete trovare completa sul loro blog a questo indirizzo: http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=96

In questi mesi è in corso una partita ad altissimo livello politico che ha come tema il copyright. I grandi gruppi editoriali e dell’intrattenimento sono riusciti a far passare la legge Hadopi in Francia e il Digital Economy Bill in UK e stanno lavorando dietro le quinte dei negoziati sul trattato internazionale ACTA. Tutti provvedimenti che si muovono in direzione di un rafforzamento/ampliamento del copyright tradizionale. Voi avete sempre mantenuto una condotta decisamente alternativa, a cominciare dalla decisione di offrire i download gratuiti dei vostri libri su Internet. Quale potrebbe essere un’impostazione corretta/funzionale/etica del copyright nel terzo millennio? Esisterà un vincitore o, anche su questo tema, saremo costretti a un continuo conflitto tra le varie posizioni?

Per ora, sarebbe un passo avanti qualunque formulazione che tenga assieme la necessità di un compenso per il lavoro svolto e quella di tenere la cultura aperta e accessibile. Ma c’è un problema: troppo spesso si tende ad affrontare questa tematica solo da un punto di vista giuridico, legalistico, tutto fatto di leggi, licenze, codicilli. Invece è un problema di rapporti di forza. La disputa sul copyright, finché rimane lontana dalla stragrande maggioranza delle persone, non troverà mai risoluzione, e ogni passo avanti sarà seguito da tre passi indietro, che a loro volta saranno invalidati da pratiche reali. Oggi tutti – ma proprio tutti – violano il copyright. Chi mette sul proprio blog un’immagine trovata su Google, novantanove volte su cento lo fa infischiandosene di chi abbia i diritti. Anzi, non si può nemmeno dire che se ne infischi: non vede il problema. C’è una pratica di appropriazione diffusa, ma “bruta” e poco consapevole. Sull’altro lato, invece, ci sono minoranze “illuminate” e iper-consapevoli che sanno discernere in un ginepraio di implicazioni tecniche e legali e sanno dirti tutto della proprietà intellettuale e della sua storia. Sono quelle che si lamentano con te quando scrivi “Linux” invece che “GNU-Linux”. Ecco, tra queste due realtà la comunicazione mi sembra quasi inesistente. Invece, solo da un incontro e da un’ibridazione dei due approcci per produrne uno nuovo può partire la corsa verso una via d’uscita dal problema. Il discorso su copyleft, Creative Commons e no-copyright tende a rinchiudersi in un ghetto di “buoni” oppure a prodursi in smargiassate divertenti ma poco sensibilizzanti, come le risposte che davano quelli di The Pirate Bay alle ingiunzioni delle major. Non ho una linea da proporre, mi sembra solo che questi siano i due corni del dilemma. Perciò non possiamo sperare che il conflitto produca una qualche sintesi. Questa tematica è troppo importante e cruciale, in questa fase del capitalismo, per potere sperare in una qualche “ricomposizione” armoniosa. Il conflitto durerà finché i rapporti di forza saranno questi e le major e le multinazionali si troveranno di fronte una compresenza senza alleanza tra riappropriatori “bruti” e minoranze illuminate autoreferenziali.

Dalla vostra esperienza personale, vi siete fatti un’idea degli effetti che i download degli ebook hanno avuto sulle vendite e più in generale sull’immagine stessa di Wu Ming?

Q è disponibile online da dieci anni e viene scaricato migliaia di volte all’anno. Al contempo, continua a essere ristampato. Se non sbaglio, ha avuto oltre quindici edizioni e nel 2009 ha venduto molto più di tanti titoli nuovi e strombazzati, quindi direi che il download non ha danneggiato la performance in libreria. La libera circolazione dei nostri libri è un segnale forte, che viene apprezzato. Per ricompensarci di questa politica di apertura, molti comprano i libri o ci sostengono in altri modi: la settimana scorsa una persona ci ha mandato 50 euro via Paypal, dopo avere scaricato gratis qualche pdf. Di questi tempi, con questi chiari di luna, è un gesto quasi commovente.
MadameZou
 

Re: Decreto Bondi-SIAE

Messaggioda pmate » 28/04/2010, 10:41

Avrei voluto tralasciare la provocazione a proposito della "minoranza illuminata che si lamenta se si dice Linux e non GNU/Linux", perchè questo stralcio di intervista dice tante cose interessanti da commentare.
Però non riesco...

Faccio parte di quella minoranza ma non mi sento "illuminato", tutt'altro.
E non credo che ci si sia autoghettizzati visto che, da sempre, la cosa che si prova a fare di più "in assoluto" è quella di "comunicare", di parlare e di far conoscere.
Che buona parte della società "civile" (perchè civile poi?) si disinteressi della vicenda o ne venga tenuta all'oscuro non è addebitabile al presunto elitarismo della minoranza ma alle tante storture nella struttura della società stessa.

Trovo ridicolo che si voglia attribuire ad una minoranza così esigua la colpa della mancata comunicazione con la stragrande maggioranza delle persone, con quelli che violano copyright a gogo senza neanche farci caso.
E non è questione di fare lo scaricabarile. E' oggettivo.

Dove sono gli spazi per parlarne?
Chi promuove il dialogo?
Chi ha voglia di ascoltare?

L'ibridazione di cui si parla è un'utopia che anche se si concretizzasse arrecherebbe ancora più danno.
Ibridazione significa "mescola". Non puoi mescolare un principio con un'abitudine, rovineresti il principio.

Che Wu Ming rilasci la propria opera sotto CC è meritorio e dimostra che un modello di business diverso è possibile.
La strada, a mio parere, è quella di spingere altri a fare lo stesso "mantenendo" la propria fermezza morale.
Senza concessioni, senza trattative o ibridazioni.
Non portano mai niente di buono.

Di autoreferenziale io vedo solo le parole di Wu Ming.
Questa parte di "minoranza illuminata" si fa un mazzo così per portare avanti iniziative, per parlare con tutti, per far conoscere, per condividere.
Organizza eventi, parla con i ragazzi, entra nei licei e nelle università, si impegna a tradurre, a produrre documentazione, ad aiutare, a cercare di coinvolgere il più possibile gli altri.

Nel ghetto non ci si è infilati da soli... è che proprio non vogliono farci uscire...
Wu Ming lo sa questo?

Forse (addirittura) l'atteggiamento è fin troppo morbido.
Forse si dovrebbe cominciare a mandare di più a quel paese anche quelli come Wu Ming che, da buoni intellettuali, si ergono sul piedistallo della critica e sputano sentenze.
Allora sì che la minoranza elitaria si potrebbe definire autoreferenziale.
Ma vuoi mettere la soddisfazione?


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